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"Dai un calcio alla violenza": il contributo di Paolo Sollier
Scritto da Andrea Giannini   
giovedì 04 dicembre 2008
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ImageGrosseto. Il convegno di mercoledì 3 dicembre, organizzato dal Coni Grosseto con il tema "dai un calcio alla violenza" ha senza dubbio centrato l'obiettivo, grazie alla qualità dei suoi relatori che è riuscita a dare una connotazione più profonda riguardo l'argomento della violenza nel calcio. Moderati dal presidente del Coni Alessandro Capitani, sono intervenuti la psicologa Giovanna Nicaso, l'ispettore di polizia Enrico Broccolini, Daniele Lelli delegato Aia e l'avvocato Antonio Fiorini in rappresentanza del Centro di Coordinamento dell tifoserie Grosseto Clubs. Variegata e competente la platea degli auditori; assenti ingiustificati, molti dirigenti di squadre calcistiche, visto che ci si sarebbe dovuti rivolgere proprio a loro.

Negli anni ’70, proprio quando Paolo Sollier era un talentuoso giocatore, la violenza nel calcio esisteva, eccome. Solo che, dall’alto, la risposta fu: "minimizzare". Ed il non affrontare il problema ha portato poi, con il tempo, ad aggravarlo. Le autorità preposte avrebbero dovuto cominciare da allora un piano di intervento nelle scuole e nelle società (dove il comportamento dev’essere prima educativo e poi sportivo), portando i giocatori a contatto con i giovani e i tifosi, e cercando di far capire loro che nel calcio dovrebbe prevalere un sano agonismo, e non lo spirito guerriero per cui "se perdi sei un coglione". E visto che molti tifosi hanno investito la loro personalità unicamente nel mondo del tifo, allora una sconfitta diventa un affronto personale da vendicare.

Si è poi intervenuti solamente a livello repressivo con recinzioni, tornelli e controtornelli, e questo non ha risolto nessun problema. Nessun esercito vince una battaglia solo militarmente, dev’esserci un intervento anche a livello politico e culturale, altrimenti si vince magari una battaglia ma mai la guerra. Bisogna coinvolgere i giovani, che sono protagonisti ma anche vittime di questo sistema. Se si escludono a priori da un processo decisionale e di responsabilizzazione, e che chiaro che non possono fare altro che creare altri casini. L’obiettivo è coinvolgere questi ragazzi attraverso le loro parole d’ordine: rispetto, generosità, onore. Tutto questo, senza alcuna connotazione politica. Solo allora si abbatteranno le vere recinzioni.

Un altro aspetto, radicalmente cambiato e distorto al giorno d’oggi, è tutto quello che ruota attorno al calcio: dirigenti, denaro che gira e mezzi di informazione. La stessa informazione attorno al calcio è tantissima, troppa, e di una qualità tremendamente bassa. Chiunque, ed a qualsiasi titolo, può parlare di calcio. Lo stesso sport che, al suo interno, è inflazionato di "praticoni", gente spesso incapace e spesso disonesta.

Andrea Giannini - tratto da www.andreagiannini.com

Nella foto: la dottoressa Giovanna Nicaso, il presidente del Coni Alessandro Capitani e Paolo Sollier

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