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Grosseto. Il potere forte e gli immensi interessi dell’industria farmacologia hanno trovato terreno fertile nella voglia di primeggiare a tutti i costi che si riscontra nella società di oggi; l’ambiente sportivo ne è specchio fedele, ed ecco che il fenomeno doping si è dapprima insinuato e poi ha finito per condizionare, con la sua ingombrante espansione, anche il mondo dello sport.
Ha cominciato così la sua relazione Alessandro Donati, protagonista l’altro pomeriggio del convegno organizzato dal Coni di Grosseto dal titolo “Doping: tutelare il diritto dei bambini ad uno sport che arricchisce e diverte”. Confermando la sua natura di personaggio “scomodo” e fuori dal coro (come lo ha presentato lo stesso presidente del Coni Alessandro Capitani), l’ex atleta ed ex tecnico, ora consulente della World Anti Doping Agency, non le ha certo mandate a dire ed ha dipinto un quadro a tinte forti sulla purezza dello sport odierno, a tutti i livelli, di vertice, dilettantistico, amatoriale e, purtroppo, anche giovanile. E su quest’ultimo aspetto ha voluto focalizzare l’attenzione, ponendo a tutti un interrogativo di base: si vogliono campioni a tutti i costi o si preferisce una popolazione giovanile sana?
Così come è strutturata oggi, l’organizzazione sportiva non può garantire l’uno e l’altro aspetto, essendo in mano alle Federazioni Sportive, che hanno continuato, in linea di massima, a gestire i settori giovanili (ai quali solo da pochi decenni si sono rivolti) con gli stessi sistemi applicati ai tesserati adulti e cioè inseguendo l’esasperata ricerca del campione, costi quel che costi. Da qui ad utilizzare la scorciatoia più subdola, quella del doping, il passo è stato breve e quasi consequenziale. Donati, che per la sua determinazione ad inseguire uno sport pulito in passato ha subito anche qualche emarginazione (ha scoperchiato, fra l’altro, il pentolone del sistema Conconi), ha poi indicato anche la strada da seguire. Certamente impegnarsi e vigilare a tutti i livelli, come genitori, educatori, allenatori e dirigenti, ma anche ricercare una nuova impostazione strutturale, creando, cioè, una sorta di confederazione sportiva riservata ai giovani sino ai 14/15 anni, dove si insegnino gli elementi basilari della motorietà, si faccia attività polisportiva e si alternino tutti gli sport, rimandando ad età adolescenziale la scelta della disciplina preferita.
Lo stesso input, nelle sue grandi linee, che ha animato il Comitato Provinciale del Coni di Grosseto nell’impostazione del Progetto GiocoSport Sportamico, come hanno ricordato dapprima Capitani e poi Daniele Giannini, responsabile tecnico del Coni, che, ad ulteriore riprova, ha letto il decalogo dei bisogni dei bambini, trasformatisi in diritti, documento che risale all’anno 2000, allorquando fu impostato il percorso che avrebbe accompagnato il progetto.
Fonte: ufficio stampa Coni Grosseto
Nella foto: i relatori Alessandro Donati, Alessandro Capitani e Daniele Giannini
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