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L'idea di dire di no, come hanno sempre fatto, prevale, però adesso in alcuni anche le certezze iniziano a venire meno. Di questi tempi il richiamo del Grifone è più forte della necessità di dire no ad un documento che, alla fine, è fondamentale per abbonarsi e per recarsi nei settori ospiti. Ma soprattutto che garantirà l'ingresso per quelle partite che sono a rischio...e quest'anno quelle con Siena e Livorno, probabilmente, lo saranno. Dunque dopo averlo atteso trent'anni si dovrà saltare il derby. Se non si possiede la tessera forse sarà così.
Personalmente ho affiancato spesso i nostri tifosi, Ultras e non, in dieci anni di battaglie. Mi sono confrontato spesso ed a volte ho dato loro ragione, in altri casi ho detto che forse stavano esagerando. Sono stato in prima fila nel difenderli dopo i fatti di San Giovanni e di Frosinone ed oggi, come allora, cerco di comprenderne le ragioni.
Alla fine, però, i miei studi in giurisprudenza mi spingono a dire una cosa: qui non si tratta di interpretare, qui c'è una legge molto chiara. Se si vuole beneficiare di certi diritti allora la tessera va fatta. Indipendentemente dal fatto che la si consideri una schedatura oppure una mera operazione commerciale.
Allora, dico, guardiamola al contrario. La tessera non priva, ma secondo la legge permette. Permette di fare l'abbonamento, di andare nel settore ospiti, di non perdersi le partite a rischio.
Cerchiamo, per il bene del Grosseto, di interpretarla in questo modo. Lo so che in certi casi è difficile, ma bisogna farlo. Non ci sono alternative. Questa è la situazione.
Quando il Grosseto ci ha chiesto anche a noi giornalisti di sottoscrivere la tessera – nonostante che l'Ussi e la Lega Calcio abbiano stabilito che questa non è prescritta per i giornalisti- l'ho fatta. Non perché fossi d'accordo, di principio non lo sono, ma perché vorrei che di fronte ad una legge dello stato la nostra Costituzione fosse applicata alla lettera laddove si dice che una norma è di “portata generale ed astratta”, cioè vale per tutti. Ho preferito sacrificare il diritto secondo cui avrei potuto rinunciarvi di fronte al principio di non fare sembrare questo strumento discriminatorio. Di far nascere cioè soggetti di serie A e di serie B.
Per questo il mio messaggio, per quanto possa valere, è questo: cari tifosi che in tanti anni avete preso acqua, pestato fango, diviso gioie ed ingoiato delusione ed amarezze, veramente rinuncereste a tutto questo a causa di una tessera? Nel momento in cui la privacy non esiste, in cui un satellite da 100 km riesce a leggere la vostra targa voi rinunciate al vostro Grifone in virtù di un principio tanto nobile quanto, purtroppo, inutile? A voi la risposta, anche se dentro di me credo di sapere già quale sia la vostra.